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In scatola, ma potrebbe anche chiamarsi Collezioni
o Archivi, comunque una sorta di vetrina che raccoglie il materiale della
memoria, quasi fossero - queste scatole esposte - cassetti pieni di idee
pronte per ulteriori variazioni e creazioni.
Tommaso Cascella, con i suoi figli Matteo Basilè e Davide Sebastian
si mettono in gioco con poetiche comuni e diverse per generazione e temperamento.
Basilè ci introduce in uno spazio dove le conseguenze della scienza
sono portate al limite. Con ironia mette a confronto creature diverse
per struttura genetica, in un'immaginario esperimento di mutazione in
cui s'incontrano esseri nuovi che generano creature e materiali "mostruosi".
Un'inchiesta sul futuro prossimo in cui le certezze scientifiche rivelano
tutta la loro fragile architettura, generando una classificazione che
più che a quella di Linneo sembra somigliare alla collezione del
dottor Calegari.
Davide Sebastian propone un lavoro 'alchemico' dove gli strumenti di un
immaginario gabinetto di chimica sono usati per una trasmutazione dello
spazio e della materia. Le sue sculture - indagini sullo spazio architettonico
- sono filtrate e trasmutate dagli alambicchi: lo spazio e gli oggetti
assumono nuove forme in un salto doppio che coniuga l'esperimento chimico/alchemico
alla trasmutazione virtuale/digitale.
Tommaso Cascella ci mostra delle 'collezioni' di architetture/sculture
dove lo spazio si costruisce in scenografia. Piccoli
atti di teatro muto in cui la recita ha luogo nell'immaginario di chi
guarda; un luogo minimo me complesso dove le passioni della vita trovano
accoglienza e e possibilità di ambientare recite veloci e realistiche
come i sogni del mattino. Accanto a questi "teatrini" sono presenti
anche delle piccole scatole "entomologiche" che raccolgono creature
immaginarie che sono all'origine della particolare grafia di Cascella.
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